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LE CHIESE

La Parrocchia
La Chiesa dei SS Giacomo e Filippo

Posta in posizione dominante sul paese. Venne ricostruita più volte. L'edificio attuale risale al 1730 ed ha linee tipicamente barocche. Posta in splendida posizione su una dorsale a dominio della pianura, visibile anche a diversi km di distanza, la Chiesa Parrocchiale ha tutte le caratteristiche di fulcro di un borgo medievale. Solo all’inizio del XVIII secolo le case, componenti l’antico nucleo, furono abbattute per far posto al viale di ippocastani e al parco del castello. Le due salite, quella della SS. Trinità e del Municipio risalgono alla fine del ‘600, prima l’unico accesso alla chiesa era quello che, ancor oggi, ne fiancheggia il lato sinistro. La chiesa più antica sembra fosse dedicata a S.Pietro; la seconda all’Apostolo S.Giacomo; la terza, l’attuale, ai SS.Apostoli Filippo e Giacomo. Quest’ultima fu edificata dal 1730 al 1733 su progetto dell’ing.Emanuelli; nel 1737 fu aperta al culto e il 16 settembre 1792 consacrata. Anche il campanile che si eleva per oltre 30 m, massiccio e pur elegante, ricco di colonne, lesene, capitelli e cornici, a 5 ripiani oltre a quello della cupola, è coevo alla chiesa e racchiude nella cella campanaria quattro pregevoli campane. La facciata della chiesa, alta e severa, è divisa in due da una cornice a marcapiano sorretta da numerose lesene a piccoli basi e a capitelli non ultimati. Nella parte inferiore si aprono il Portale maggiore su un’ampia gradinata e, più arretrati i due ingressi laterali su gradinate di proporzioni più modeste. Nella parte superiore è inserita una grande finestra rettangolare, smussata agli angoli e sormontata dal frontone con un timpano che presenta un’apertura circolare sulla quale, su fondo bianco, si può leggere la data di costruzione dell'edificio. Il caldo mattone che caratterizza tutto l’esterno crea un piacevole e inaspettato contrasto con la pregevole decorazione interna. L’interno dell’edificio è a croce greca con notevole sviluppo della navata centrale che sovrasta solenne quelle laterali con cappelle. Quattro possenti pilastri sorreggono la volta a crociera, formata dall’unione delle volte a botte dei quattro bracci. Ventiquattro lesene, terminanti con capitelli corinzi ed elevate su zoccoli ben delineati, sorreggono una ricca trabeazione, sopra la quale ampi finestrone barocchi illuminano abbondantemente l’edificio e gli affreschi, opere pregevoli dei primi anni del 1900 del pittore Luigi Morgari (1857-1935).

 

Oratorio delle Umiliate o Chiesa delle SS. Orsola ed Elibetta

Oratorio delle Umiliate o Chiesa delle SS. Orsola ed Elibetta L’edificio, risalente alla metà del secolo XVII, nasce come Oratorio ad uso della Confraternita delle Umiliate ed è dedicato a Sant’Orsola e Santa Elisabetta d’Ungheria. Fa parte della produzione dell’attivo periodo di architettura devozionale sommarivese dei primi del ‘600 ed è contemporaneo della Chiesa della Madonna della Neve (ex Pilone di San Giorgio), dell’Oratorio dell’Assunta ( Battuti Bianchi), dell’Oratorio di San Giovanni decollato (Battuti Neri) e della Cappella di San Rocco. E’ un tipico esempio dell’architettura del tempo. Si presenta ad unica navata, voltata a botte in un secondo tempo; la zona presbiteriale, di dimensioni ridotte rispetto al corpo centrale, era già originariamente voltata a botte. La piccola sacrestia affianca il presbiterio. Caratteristica tipica delle Chiese di Confraternita è la cantoria sovrastante l’ingresso, sostenuta da due colonne in stile dorico-romano. Questo schema costruttivo, desunto dalle indicazioni del Concilio di Trento, è riprodotto identico nelle Chiese della Misericordia di Carmagnola, dei Battuti Bianchi e dei Battuti Neri di Sommariva del Bosco.Nel secolo XVIII è stato affiancato il campanile. L’aspetto esterno è semplice su tutti i lati, con lineari pareti in mattoni a vista e a intonaco, appena scandite dai contrafforti strutturali. La decorazione, tipica di un bel barocco piemontese, si addensa nella  facciata sud e nel campanile, da sempre prospettanti su un spazio aperto. Tale facciata, piana e riproducente il modello templare classico, è scandita da un doppio ordine di quattro paraste, alternate al centro da quattro lesene semicircolari, tutte liberamente ispirate allo stile ionico. La parte centrale è animata da un ampio timpano curvo e rientrato che arricchisce la prima cornice orizzontale e da un ritmato richiamo del frontoncino curvo dell’unica luce in facciata nel secondo ordine. Due nicchie, probabilmente mai abitate da statue, completano con i loro frontoni triangolari il movimentato disegno decorativo. Molto abile, come inserimento asimmetrico, è anche il motivo del campanile, che si ingloba armoniosamente nella facciata con un bell’effetto di uniformità stilistica. Un dipinto, ormai consunto, orna l’ingresso e fornisce un gradevole tocco cromatico. Risaltano, spettacolari per la ricca e al tempo stesso lineare motivazione geometrica, le ante del portone d’ingresso.
L’interno è di lineare semplicità schematica. Appare infatti come un vano rettangolare suddiviso in due campate con un presbiterio ridotto e lievemente rialzato. E’ l’arredo architettonico decorativo, in ripetute lesene dorico romane, con ampia e modanata architrave, fregio e cornice, che rende sontuoso l’ambiente. Anche la “macchina” decorativa dell’altare maggiore impreziosisce l’insieme. La cura delle adepte della Confraternita è evidenziato dalla presenza di un baldacchino inserito sopra l’altare maggiore in spazi architettonici un po’ angusti. Il pavimento “latericio” originario fu sostituito, verso la fine del XVIII secolo, dal più pregiato e costoso lastrico in quarzite di Barge (pera bargiolina), tipico della architettura Barocca di pregio. Nella prima metà del XIX secolo, il pittore locale Giovanni Maria Borri, di schietto gusto neoclassico, provvede alla ridecorazione pittorica dell’intero ambiente, trompe l’oeil di contorno architettonico inclusi. Ultima annotazione di rilievo è la notevole rimanenza ebanistica (un confessionale a bussola, balaustre, pulpito, banchi e armadi) e di ferri battuti. 

 

La Chiesa di San Bernardino o dei Battuti Bianchi

Chiesa di San Bernardino o dei Battuti BianchiTra le prime chiese esistenti a Sommariva, deve il proprio nome alla confraternita omonima ed è citata sin dal 1487. L’usanza di intitolare edifici sacri alle confraternite venne interrotta durante la Rivoluzione Francese: proprio in tale periodo la foga dei rivoluzionari distrusse e saccheggiò gli archivi, per tale motivo è impossibile risalire alla data di fondazione di tale chiesa. L’unica notizia che ci è pervenuta riguarda la data di ricostruzione che risalirebbe al 1818. Si può ipotizzare l’esistenza in un periodo precedente alla confraternita di San Bernardino durante il quale presumibile era dedicata alla compagnia della SS. Vergine assunta in cielo, che è stata conservata come titolare della chiesa. Per quanto riguarda l’aspetto architettonico sappiamo che la facciata venne costituita a ponente, per mettere in risalto la piazza, dove vennero distrutte alcune case di poco rilievo, così la pianta della chiesa venne capovolta e in effetti a osservarlo bene l’attuale retro della chiesa altro non è che la precedente facciata della chiesa. La facciata di eccellenti forme architettoniche è stata restaurata nel 1852 ed arricchita nella parte superiore da un magnifico affresco rappresentante l’Assunta, opera del Borri, come anche nelle finte nicchie ai fianchi, dove erano affrescati il Santo agricoltore di Siviglia appoggiato al simbolo del suo lavoro, e il Santo senese (ora cancellati dal tempo). Verso gli ultimi anni di questo restauro, venne sostituita anche l’antica gradinata ormai logora. Sempre il Borri, affrescò la volta della chiesa il 13 marzo 1859 per il prezzo di 1100 lire dove la confraternita provvedeva alla calce ed ai ponti ed egli ai colori ed ai pennelli. La volta è divisa ad arconi, sovrastanti alle lesene ed ai capitelli, in cinque riquadri, dove nel primo sulla tribuna dell’organo si trova il medaglione della Croce, simbolo di salvezza sostenuto da angioletti che volteggiano in graziosi atteggiamenti; il secondo medaglione rappresenta in uno sfondo azzurro cielo, la gloria di S. Isidoro di Siviglia, patrono della popolazione campagnola sommarivese. Nel terzo medaglione che eleva la volta a cupola, troviamo la gloria di S. Bernardino, avvolto da nubi nella parte inferiore del suo corpo, con degli angioletti che lo sorreggono. Il quarto medaglione doveva rappresentare l’Assunta, ma l’artista sommarivese, collocò invece nel centro il semplice monogramma raggiato di Maria, in cielo serenissimo, testato di stelle, con degli angeli che salutano la Regina. L’ultimo medaglione rappresenta l’incoronazione della Vergine ad opera della Triade divina. Nei peduncoli della volta, che salgono verso i medaglioni, l’autore ha raffigurato gli evangelisti e i dottori. Molto interessanti sono anche i due altari dell’Operti delle cappelle laterali, dedicate, quella a destra a S. Antonio da Padova e quella a sinistra a S. Isidoro agricoltore, fiancheggiate da quattro medaglioni ad affresco di Taricco da Cherasco che rappresentano da sinistra l’orazione di Gesù nell’orto e l’ultima cena, invece da destra la lavanda dei piedi e la flegellazione alla colonna. Questa chiesa di proprietà della confraternita, veniva usata per tutte le feste dell’anno, come quella dell’Assunta con la novena di preparazione, quella di S. Bernardino titolare della Confraternita e quella di S. Isidoro dalla pia unione degli agricoltori. Dopo un’attenta operazione di restauro, oggi è l’”Auditorium Vittorio Amedeo Seyssel d’Aix”, spazio che ospita concerti ed eventi culturali.
 

 

La Chiesa di Sant'Anna o Convento dei Padri Serviti

Chiesa di San'Annta o Convento dei Padri ServitiLa chiesa del Convento (o di Sant'Anna) costituisce, insieme con i fabbricati annessi ed ora adibiti ad usi sociali,uno dei complessi architettonici più interssanti del territorio sommarivese. Le sue origini risalgono alla prima metà del 1500: risulta infatti che nell'anno 1573, i Padri Serviti, cui erano stati affidati chiesa e convento, insistessero presso le autorità ecclesiastiche per potervi insediare la seconda parrocchia. Sul luogo esisteva fin dal 1430 un pilone votivo semicircolare, con immagine della Vergine. Negli successivi, voci di eventi miracolosi convinsero la popolazione a costruire intorno al pilone una poverissima cappella. Crescendo la devozione, il Segretario e Tesoriere del duca Filippo I di Savoia, Vincenzo Gallina, sommarivese e proprietario del terreno su cui sorgeva la cappella, chiese al Papa Sisto IV il permesso di fondare in detto luogo un convento da affidare all'Ordine dei Servi di Maria. La bolla papale dell'11 dicembre 1479 assegnava l'incarico di seguire i lavori all'Abate del Monastero di Caramagna, Giovanni del Sur. La costruzione del convento fu iniziata subito dopo. Seguì quella della chiesa che divenne,per alcuni anni, oggetto di vivaci dispute sulla costruzione di una nuova Parrocchia. Nei cinque secoli seguenti, numerose Compagnie religiose gareggiarono nell'abbellire le singole cappelle loro assegnate all'interno della chiesa. Nel 1737 alla compagnia del Suffragio venne concesso di organizzare il gioco cosiddetto del "Tavolazzo" ( un tiro a segno) ed utilizzare il ricavato a sollievo delle anime purganti. Contemporaneamente alla chiesa, con materiali recuperati dal preesistente pilone, fu edificata una colonna quadrata all'angolo del piazzale ed un nuovo pilone semicircolare nel luogo ove, nel 1685 verrà costruito il santuario della Beata Vergine Maria di S.Giovanni. Fino al 1777 nei sotterranei e sul sagrato venivano sepolti i defunti. Numerosi resti furono ritrovati durante il rifacimento della pavimentazione nel 1897. Con l'avvento di Napoleone e la soppressione degli ordini religiosi nel 1802, chiesa e convento vennero venduti al teologo Giuseppe Antonio Alasia. Nel 1811 furono ereditati dal nipote Giuseppe Alasia, procutarore dei poveri di S.M. che nel 1824 legò il complesso alla Congregazione di Carità.
La chiesa, realizzata in cotto a vista, si caratterizza esternamente per le sue linee e per la semplicità degli elementi architettonici. Di aspetto egualmente robusto è il campanile, con forme assai regolari, tipiche delle architetture abaziali presenti sul nostro territorio. La facciata, povera di decorazioni, si fregia tuttavia di un interessante finestrone triforato, con apertura centrale ed arco tondo e quelle laterali a forma rettangolare, nonchè di un notevole portone in legno scolpito.
L'interno è costituito da navata unica a pianta rettangolare e da otto cappelle laterali. La copertura è realizzata con volta a botte lunettate ed archi trasversali a sesto pieno. Transetto ed abside sono coperti con volte a crociera. All'interno delle lunette, gli eleganti finestroni rinascimentali costituiscono uno degli elementi di maggior interesse dell'edificio. Ai piloni laterali sono addossate sottili lesene completate da capitelli corinzi. Lungo le pareti maggiori, nella semplicità delle linee architettoniche dominanti l'intera costruzione, si inseriscono le otto cappelle oggetto di completamenti e rifacimenti successivi, ricche di marmi e stucchi di epoca barocca. In alcune cappelle sono appesi ex voto risalenti agli inizi del secolo attuale.  Sul lato destro, la prima cappella contiene una tela raffigurante la Gloria di Maria Vergine ed i frati fondatori dell'Ordine. La seconda è dedicata alla SS.Vergine del Rosario di Pompei. Sull'altare un dipinto ci mostra la Vergine ed il Bambino nell'atto di donare le corone del rosario a due Santi. Lo sfondo è costituito da altra tela con scene della vita di Gesù.  Terza cappella: altare con decorazioni barocche e tela dedicata al Santo protettore degli orfanelli. Nella quarta cappella, ricca di stucchi, statua del Sacro Cuore di Gesù A sinistra, in nicchia, statua lignea raffigurante l'Angelo Custode. Ai lati dell'altare maggiore e nell'abside un ciclo di affreschi attribuiti all'opera del pittore Padre Pozzi. rappresentano, a partire da destra: la fuga in Egitto, la sepoltura del Redentore, deposizione della Croce, l'incontro della Veronica, Gesù nel tempio con i dottori, e la purificazione di Maria SS. Il coro ligneo è estremamente povero, con panche in legno e fondale dipinto. Quello originario, composto di splendidi sedili intarsiati fu venduto, insieme a molti altri arredi, a seguito dell'invasione napoleonica. Nello stesso periodo anche le tre campane possedute dalla chiesa vennero disperse. La maggiore ceduta al Comune di Caramagna e le altre fuse per fabbricare cannoni. Nel coro una lapide tombale marmorea testimonia la presenza nella chiesa dei Padri Serviti, prolungatasi per oltre tre secoli. La quarta cappella sul lato sinistro è dedicata a S.Anna e S.Giuseppe. Era anticamente affidata all'omonima Compagnia fondata nel 1530. Terza cappella: sull'altare statua della Vergine Immacolata. Sul pilone di sinistra un'immagine di S.Luisa di Marillac cofondatrice delle Figlie di Carità di S.Vincenzo de Paoli tuttora operanti nella vicina casa di riposo. A sinistra, statua lignea di Maria Addolorata. La seconda cappella riccamente decorata contiene una tela raffigurante la B.V. Addolorata. Nella prima cappella, da notare la volta, finemente dipinta con motivi floreali. Sulla porta di accesso è tuttora installato l'antico organo, acquisito nel 1846 dalla Parrocchia. Venne realizzato da Luigi Savina di Asti ed arricchito di vari registri da Felice Bossi di Bergamo in occasione del menzionato trasferimento. Altri oggetti preziosi, numerose statue ed un magnifico Crocifisso fecero invece percorso inverso, spostate dalla Chiesa del Convento a quella Parrocchiale. Il pilone quadrato, posto all'angolo del piazzale antistante la chiesa, presentava ai quattro lati altrettanti affreschi del pittore sommarivese Giovanni Maria Borri risalenti al 1855 ed oggi completamente perduti.

 

La Chiesa di San Sebastiano

Chiesa di San SebastianoLa chiesetta di San Sebastiano situata lungo Via Vittorio Emanuele, all'angolo della Piazza che la tradizione popolare dedica allo stesso santo, è una delle più piccole ma anche una delle più interessanti tra le chiese sommarivesi. Può infatti vantare una purezza e coerenza stilistiche , secondo i canoni di un barocco ormai consolidato, difficilmente riscontrabili se non in edifici di primaria importanza. Forse per questo viene attribuita (ma nessuna documentazione lo conferma) al celebre architetto doglianese Francesco Gallo che molto operò nella nostra regione lasciandoci autentici capolavori di architettura sia civile che religiosa. Notevole assonanza di forme è comunque rilevabile tra la nostra chiesetta e sue opere grandiose quali la chiesa della Trinità a Fossano o quella di Santa Maria a Cuneo. La costruzione della chiesa di S.Sebastiano, quasi certamente sui resti di un edificio preeesistente, si può far risalire ai primi anni del '700. Particolarmente interessante è l'esterno dove gli eleganti volumi, esaltati da lesene e cornici e dal sapiente utilizzo del mattone a vista si concludono nella bellissima lanterna che completa la cupola e costituisce l'elemento focale dell'intero edificio. La chiesa e l'adiacente campanile, robusto nelle forme ma illeggiadrito dal misurato alternarsi di linee rette e curve, nella loro solida eleganza sembrano costituire un baluardo, ergendosi quasi a protezione dell'abitato retrostante. Degno di nota è infine il portone principale, in legno finemente scolpito con motivi geometrici e floreali. L'interno recentemente restaurato con amorevole dedizione dagli abitanti del Cantone come ricorda l'iscrizione vicina all'ingresso, colpisce per l'intensa luminosità. Ampie vetrate si aprono infatti tra le arcate che sorreggono la cupola. La pianta è ad unica navata con robusti piloni ingentiliti da lesene e capitelli corinzi. Gli elementi architettonici, semplici e discreti nei rilevati, tutti a stucco, si arricchiscono di un'intensa decorazione pittorica creando un forte contrasto con l'esterno, tipico del gusto in epoca barocca. Lo splendido pulpito ligneo, recante sul frontone la data del 1608 e qui trasferito da altra chiesa, rappresenta forse la componente di maggior pregio dell'intera costruzione.  Di notevole interesse è pure il palco in legno posto sopra l'ingresso con funzione di coro; da osservare la composizione mista tra pannelli frontali omogeni, forse ricavati da altro arredo, e le integrazioni negli elementi di raccordo. A lato dell'altare, sul pilone sinistro, quadro ad olio raffigurante il Buon Pastore, opera tardo ottocentesca di Luigi Morgari, autore di importanti affreschi nella chiesa parrocchiale. A destra, rappresentazione del Beato Giuseppe Cafasso. Interessante anche l'altare tradizionale, sapientemente composto in marmi policromi. Sulla parete del catino absidale una grande tela con il martirio di S.Sebastiano, la Vergine e S.Rocco attribuita al sommarivese Giovanni Maria Borri. Da osservare ancora, interamente alla lanterna posta sulla cupola, nel punto più alto della chiesa, la rappresentazione del simbolo della Divina Trinità. Tra gli oggetti importanti di questa chiesa non è più possibile, purtroppo ammirare una bellissima armadiata in legno scolpito, trafugata dalla sacrestia in tempi recenti.

 

La Chiesa dei Battuti Neri

Già chiesuola di S.Rocco, divenuta dopo il 1632 Chiesa della Confraternita della Misericordia sotto l'invocazione di S.Giovanni Decollato. La chiesa, così com'è oggi, fu restaurata nel 1789 (come da un'iscrizione sull'altare di Chiesa dei Batutti NeriS.Rocco) con gli stucchi dei due altari laterali, risalenti al 1695, sicuramente le cose più pregevoli di tutto l'edificio. L'altare di destra, con l'ancona che rappresenta l'Angelo custode, è decidata a S.Valentino, quello di sinistra a S.Rocco in una tela con S.Sebastiano e la Vergine in cielo. Secondo B. Alasia  la volta attuale sostituì quella lignea nel 1787, mentre per A.Leone  ciò avvenne solo nel novembre del 1829, mese in cui i pittori Felice Vacca e Vincenzo Radicati di Torino ne iniziarono la decorazione "imitando perfettamente il disegno che già presentava la pittura antica della chiesa".
I tre riquadri che ornano la volta a botte rappresentano:
- la predicazione di S.G.Battista nel deserto;
- il Battista in carcere;
- la gloria di S.G.Battista.
Nel presbiterio, i due pittori realizzarono uno squarcio di cielo con putti, mentre a lato dell'altare maggiore dipinsero due ovali con il "Battesimo di Gesù" e la "Predicazione del Battista".
Sulle pareti, a centro chiesa, A. Leone azzarda l'attribuzione al braidese Pietro Paolo Operti (1704-93) per le due amplissime rappresentazioni:
- la nascita del figlio di S.Elisabetta al cospetto di S.Zaccaria;
- l'intimazione del "non licet" di S.Giovanni ai coniugi reali.
Sia i tondi che questi ultimi affreschi furono assai rovinati durante un restauro del 1862 ad opera di un certo Filippo Grippa. Del 1845 sono i due confessionali, che fanno simmetria con la bussola della porta, sulla quale fu sistemato nel 1837 l'organo, opera di Bussetti di Rivoli. Nel 1862 viene restaurato l'altare maggiore marmoreo ad opera di Luigi Cocchi di Carmagnola; sopra sono sistemate le statue in stucco di S.Zaccaria e di S.Elisabetta, forse di Carlo Piazza, tra esse è la pala centrale, raffigurante la decollazione del Battista sullo sfondo di un importante disegno architettonico. S'addossano alla parete due lesene in finto marmo di Verona scanalate, terminanti in capitelli corinzi dorati, reggenti il frontone nel cui timpano è il "Piatto" con il capo reciso del Martire e sopra, in "magnifico effetto di luce", il fatidico motto "non licet" circondato da una raggiera dorata. Sovrastano due angeli in stucco muniti di lunghe trombe annuncianti "Vox clamantis in deserto, parate viam Domini; rectas facite semitas eius" inciso in grosse lettere su lapidi.   

 

La Chiesa della SS. Trinità

La Chiesa della SS.Trinità , costruita dagli abitanti del Cantone del Rio, non ha una data precisa di edificazione,Chiesa della SS. Trinità ma il Teologo Bernardino Alasia nel suo 1° volume della storia di Sommariva del Bosco dichiara che è delle più antiche tra le chiese cantonali. E' certa invece la costruzione del campanile, della sacrestia e di una camera al primo piano che avvenne sicuramente nel 1745 come si ricava da un ordinato della Comunità datato 18 luglio 1745. Nei primi anni della sua costruzione, essendo la chiesa molto piccola, nel giorno della festa della SS.Trinità, veniva eretto un pulpito provvisorio sulla strada e questa veniva coperta da un telone, di colore rosso, sorretto da robuste corde. Detto telone, nel giorno del Corpus Domini, veniva spostato, a cura dei Rettori , all'incrocio di Via Galvagno con Via IV Novembre dove, davanti alla casa della famiglia Balestro, veniva allestito un piccolo altare presso il quale sostava la processione e veniva impartita la benedizione agli abitanti del Cantone del Rio. In seguito, nell'interno della Chiesa, fu poi costruito un pulpito di legno che si può ancora oggi ammirare. Nel 1928 è stata posta, a cura dei rettori Perpetui, in una nicchia ricavata nel muro a destra della chiesa, una bella statua di Santa Rita da Cascia che è qui venerata da tutto il Paese ( la cappella è aperta ogni martedì dell'anno). Sullo sfondo dell'altare esiste una pala di pregevole fattura delle dimensioni di 2 X 1,5 mt. di cui purtroppo non si conosce il nome dell'autore e sulle pareti laterali ci sono due affreschi raffiguranti uno San Marcellino e l'altro la Fuga dall'Egitto, forse attribuibili al pittore Borri come riportato nel volume di Andrea Leone sulla storia di Sommariva del Bosco. Nell'anno 1996 in occasione del rifacimento del tetto, che presentava pericolo di caduta, facendo pulizia sul solaio, sopra la volta ad archi ora esistente, sono venute alla luce delicate decorazioni della volta preesistente costruita con canne e gesso che si possono ammirare nella serie di fotografie qui esposte. In tale occasione si effettuò anche il rifacimento della vecchia scala a pioli, che conduceva alla cella campanaria, con una solida scala in ferro e relativa botola.

 

La Chiesa del Pilone

Chiesa del PiloneLa chiesa venne chiamata del "Pilone" perchè antecedentemente alla sua costruzione avvenuta nel 1571 esisteva un "pilone" situato in mezzo alla campagna dedicato a San Giorgio e questa piccola costruzione ha dato anche il nome al cantone. Venne perciò dedicato a questo Santo noto protettore degli umili ed alla Madonna della Neve. Infatti la facciata reca due affreschi, uno raffigurante S.Giorgio nell'atto di uccidere un drago e nell'altro la Madonna con il Bambino Gesù in braccio ed in una mano un fiore bianco. All'interno l'altare è sovrastato da un dipinto su legno raffigurante la "Madonna della Neve" mentre ai lati vi sono due affreschi del pittore Borri dedicati uno a San Giorgio nell'atto di guardare il paese e l'altro a San Rocco intento a guarire un ammalato affetto da piaghe. La volta è decorata con disegni vari, mentre sopra la porta si trova il palco per il coro comunicante con il campanile che si erge per circa una ventina di metri. La chiesa viene aperta in occasione della festa del Cantone che si svolge ogni anno all'inizio del mese di agosto.

 

La Chiesa di Santa maria

Chiesa di Santa MariaLa chiesa sorge sulle prime propaggini del Monferrato, verso la pianura alluvionale in corrispondenza del vallone che il Rio Pocapaglia scava tra queste modeste alture. E' serrata dal cimitero, sorto ai primi dell'ottocento, e dal cascinale, detto dei "Capusin" che deve essere coevo alla costruzione del convento. Essa ci appare subito nella sua veste funebre. L'edificio risale al 1539: grandi "ristorazioni" nel 1840 ne hanno mutato radicalmente le forme. La facciata di gusto neogotico si slancia verso l'alto con la sua mole massiccia e greve contornata da curiosi pinnacoli laterali e" caratterizzata" dalla forma originale del campanile. Altro aspetto curioso è la decorazione plastica esterna: sono numerose le colonnine pensili che si aggrappano alla facciata e alle paraste laterali di S.Maria: pare rappresentino, per analogia funubre, giganteschi ceri. Attualmente, varcato il portale d'ingresso di gusto barocco, posto alla destra della facciata di S.Maria, sovrastato da un consunto affresco della Madonna con Bimbo, si entra nel chiostro. Questo è addossato alla chiesa e si presenta aperto verso sud con appendici adiacenti di ex locali conventuali. Nel cortile è presente un pozzo con elegante vera in mattoni ed elegantissima ghiera in ferro battuto di gusto prettamente barocco.

        
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